Una certa emozione, ieri, a varcare la soglia di casa. Questo perché la casa in questione era la mia. Per la prima volta in dieci anni "casa mia". Nessuna condivisione forzata o affitto.
Era da tempo che cercavo un posto mio dove vivere sapendo che non sarebbe stato a tempo. Un posto mio dove poter fare modifiche, arredare e rendere personale, senza la scadenza di un contratto d'affitto.
Per me poter scegliere è tutto nella vita; avere almeno due possibilità e decidere in libertà. Quando sei precario (nella casa come -e soprattutto- nel lavoro) le scelte sono troppo condizionate dal cercare stabilità, non dalla libera possibilità di fare qualcosa. Io sono fatto così, non è una questione di vizi. Mi piace sentirmi libero, un piccolo lusso che ogni cittadino dovrebbe reclamare dalla classe amministrativa che lo governa.
Comprare casa non dovrebbe essere un progetto ambizioso, è qualcosa che si sceglie di fare per dare alla propria vita una certa regolarità. Se vuoi girare il mondo, puoi non aver bisogno nemmeno dell'affitto. Scelte di ognuno. Ma comprare casa oggi sembra impossibile per chiunque. I costi sono alle stelle e per avere un capitale d'avvio bisogna fare i salti mortali. I mutui agevolati per i precari sono una bufala e molti giornali hanno evidenziato come sia impossibile senza un lavoro fisso accedere al prestito (non succede per le rate, figuriamoci per un acquisto ingente come una casa).
Ma per me che questo è ormai un tema del passato.
Sempre ieri mi sono concesso la visione di una mezz'ora di televisione, cosa che non facevo da oltre un anno e mezzo. Ho visto Fazio e il suo ammiccante programma Che tempo che fa. Quello che piace alla sinistra e non disturba troppo la destra. Ospite, come l'ultima volta che lo vidi, il sindaco di Bologna Cofferati.
Ho imparato ad ascoltare Cofferati, nonostante abbia quel fare presuntuoso di chi la sa lunga, ma faccia finta di essere accondiscendente con le istanze altrui. Cofferati è convincente e non mi trovo in disaccordo con la sua visione del "fare". E' un atteggiamento che in Germania, dove ho vissuto durante gli ultimi mesi ha reso una città come Berlino, nuova e vivibile in meno di 20 anni, dalle diseguaglianze del muro -che pur in parte persistono- allo standard di vita attuale. A Berlino si polemizza su tutto, ma una volta deciso si fa tutto quello che si deve. Si abbattono palazzi, si costruiscono grattacieli avveniristici e castelli, si scava e si fanno nuove linee della metropolitana, si fa passare il treno attraverso due musei e ti sembra tutto normale e ben fatto. Ben venga il fare, ma affiancato da una tendenziale uguaglianza di possibilità per tutti. Doveri verso la comunità e diritti per ogni singolo cittadino. Ed è proprio qua che Cofferati mi è sembrato ipocrita.
Bologna, una piccola città che vuole fare la voce grossa, l'ho conosciuta bene in otto anni di permanenza. Bologna come tute le città ha bisogno di una classe dirigente capace, non mafiosa, che utilizzi i soldi pubblici per il bene comune. E il sindaco, che vuole prendere questi precetti alla lettera, ricorda che legalità e diritti vanno di pari passo. Che un lavavetri violento è un problema. Che il chiasso dei locali è disturbo per alcuni residenti vicini. Ma perché non ricorda e agisce su un mercato degli affitti che a Bologna è totalmente impazzito quando non direttamente irregolare, su case penose (stile "Vecchia Bologna") vendute a peso d'oro, sulla fornitura di servizi a studenti che pagano ricche tasse, sulla qualità dell'aria chiudendo il centro storico? La calma, piena di presunzione, in realtà nasconde un Cofferati che è qualcosa di distante da un amministratore lungimirante, per quanto fermo e decisionista.