L'altra sera, riuniti a casa di amici per festeggiare un lieto evento (paolo e francesca hanno partorito!) ci siamo invischiati in una discussione senza uscita su my space, le posizioni erano "la grafica orripilante" vs. "il sul senso profondo". Da un lato si evidenziava come questo network abbia degli oggettivi limiti grafici, che si traducono spesso in pagine poco navigabili e totalmente disomogenee, cosa che in sostanza distoglie dal piacere di visitare e scoprire i contenuti inseriti dagli autori. Dall'altro lato (del tavolo) invece si premeva sul valore che questo network possiede, innovativo rispetto alla capacità di aggregare una popolazione mediamente giovane intorno ai temi dell'arte (musica e fotografia in particolare), inserendo con pochi click i propri brani o i lavori grafici che l'autore ha prodotto e facendoli entrare nel vortice dei contatti che questa rete permette (vuoi perché sono veramente opere di valore, vuoi solo perché in questo momento my space è semplicemente
cool).
Due posizioni valide e condivisibili allo stesso tempo, perché complementari l'una all'altra.
Ma my space potrebbe avere una grafica migliore e veicolare meglio i suoi contenuti o il fatto che sia così "grezzo" è la sua forza? Dibattito aperto.
Dal canto mio sto leggendo "
Economia della felicità" di Luca De Biase e la prospettiva si allarga molto, in un'ottica di economia dal basso, gratuità e nuove forme di ibridazione dei gusti. E my space diventa uno dei molti network che permette queste forme di comunicazione, anche se il focus principale è sui blog. Ma a questo interessante libro dedicherò un post specifico.